Ritorno ad una libertà violata

Ritorno ad una libertà violata

Ritorno-ad-una-libertà-violata

È stato bello. È stato bello davvero respirare per un paio d’ore la libertà.

Avete presente quella libertà di cui ci hanno completamente privato da marzo?
E non intendo la libertà in senso filosofico, ma proprio la libertà di vivere il nostro tempo facendo le cose più banali e naturali.
Sabato 9 maggio alle 17.00 ho respirato a pieni polmoni questa sensazione.
Rigorosamente in mascherina, con amuchina alla mano e un po’ d’ansia… ho messo le cuffiette alle orecchie, gli occhiali da sole e sono arrivata in piazza Santo Spirito.
Ho visto gente come me: rigorosamente in mascherina, amuchina alla mano e un po’ d’ansia, ma con le stesse cuffiette e gli stessi occhiali da sole.
In cerchio in mezzo alla piazza, seduti sulle scalinate o in coda ad aspettare lo spritz delle 6, con quel metro di distanza che ti sta col fiato sul collo, ma felici.
Ho visto più sorrisi negli occhi delle persone in quelle due ore che forse in tutto il resto della mia vita.

E piano piano ci siamo sciolti… abbiamo iniziato a parlare, a ridere, scherzare… a berne anche due o tre di spritz, perché da quanto è che non ce lo concedevamo e, soprattutto, da quanto è che non vedevamo i nostri amici in carne e ossa?

Per un attimo è sembrato come tornare di colpo alla normalità perché stare insieme, stare fuori e guardarsi negli occhi ha molta più importanza di quel pezzo di carta che ti copre il viso e soprattutto perché, se così possiamo iniziare a riprenderci un pezzo della nostra vita, il gioco vale assolutamente la candela.
E io, la leggerezza e la felicità, alle persone l’ho letta chiara nel viso.
Dopo due mesi chiusi in casa ognuno di noi si è ripreso quel pezzettino che gli era mancato: i giovani col loro drink in piazza, i bambini sullo scivolo al parco, gli anziani sulle panchine a leggere il giornale, gli adulti a passeggiare senza pensieri.
E un po’ di spensieratezza è quello di cui abbiamo tutti bisogno ora.
Perché è vero viviamo in un mondo fatto di social network, smart working e newsletter, ma alla fine noi siamo umani. Resteremo sempre umani e del calore di un abbraccio, di una birra in compagnia, di una cena al ristorante o di una grigliata in campagna non potremo mai fare a meno.

Il social distancing non fa per noi.

Abbiamo bisogno di toccarci, di viverci, di vederci ed è così per chiunque, l’essere umano non può vivere isolato.
E quando diciamo banalmente che tutto questo ci sarà servito a rendercene conto, forse non diciamo proprio una stupidaggine. Anzi è stato utile davvero a capire quanto tempo non dedichiamo alle persone e alle cose veramente importanti, quanto la vita frenetica di ogni giorno ci privi di quella stessa libertà che ora desideriamo infinitamente. Soprattutto quanto valore hanno le piccole cose… magari, anche quando tutto sarà tornato alla normalità, lo troveremo il modo e il tempo per vivere ogni singolo attimo come merita.
A me quelle due ore passate in mezzo ad altri essere umani hanno riempito l’anima e il cuore. Della felicità mia e della felicità che ho visto negli altri.
Rivedere i miei amici mi ha emozionata, come poche cose sanno fare perché è proprio come diceva qualcuno, “gli amici sono la famiglia che ti scegli” e io, la mia, l’ho scelta con cura.

Autore

  • Classe 1990, lavora in un’azienda di moda, ma laureata al DAMS, la sua più grande passione è la musica e l’arte in ogni sua forma.

Tags:

Rispondi