Accedere al credito è diventato, per molte imprese, famiglie, professionisti ed Enti del Terzo Settore, un percorso lungo, incerto e spesso privo di regole temporali comprensibili.
La questione non riguarda il diritto della banca di valutare il merito creditizio.
Nessuno sostiene che un finanziamento debba essere concesso automaticamente. La banca ha il diritto e il dovere di verificare la sostenibilità dell’operazione, il profilo economico del richiedente, la capacità di rimborso e l’adeguatezza delle garanzie.
Il problema è un altro.
Il problema è il modo in cui molte istruttorie vengono gestite: tempi indefiniti, rassicurazioni iniziali, richieste documentali progressive, condizioni che cambiano durante il percorso e garanzie aggiuntive prospettate soltanto quando il cliente ha già atteso settimane o mesi.
La banca può dire no.
Ma non può far credere per mesi che l’operazione sia sostanzialmente avviata verso una conclusione positiva e poi cambiare radicalmente le condizioni quando il cliente non ha più il tempo materiale per cercare alternative.
Molte pratiche iniziano con colloqui apparentemente favorevoli.
Il cliente consegna documenti, bilanci, dichiarazioni, business plan, contratti, preventivi, perizie e ogni ulteriore elemento richiesto. Riceve valutazioni preliminari incoraggianti, indicazioni rassicuranti o espressioni che lasciano ragionevolmente immaginare che l’operazione sia percorribile.
Sulla base di queste interlocuzioni, un’impresa programma un investimento, un acquisto, un’assunzione o il pagamento di un fornitore.
Una famiglia sottoscrive una proposta per l’acquisto della prima casa, versa una caparra e fissa una data per il rogito.
Un Ente del Terzo Settore avvia un progetto, assume impegni verso collaboratori, beneficiari, proprietari di immobili o soggetti convenzionati.
Poi iniziano le attese.
Passano le settimane.
Sempre più i mesi.
A istruttoria avanzata arrivano nuove richieste: altra documentazione, ulteriori integrazioni, nuove perizie, garanzie aggiuntive, fideiussioni personali, riduzioni dell’importo finanziabile o condizioni economiche meno favorevoli.
Il tasso inizialmente prospettato cambia.
Le garanzie considerate sufficienti non bastano più.
L’importo viene ridotto.
Il procedimento sembra ripartire da capo.
Ogni nuova richiesta fa ripartire il tempo dell’istruttoria, ma il tempo perso dal cliente non viene restituito.
Formalmente il cliente resta libero di rivolgersi a un’altra banca.
Nella realtà, dopo settimane o mesi di attesa, questa libertà può non esistere più.
L’impresa può avere una scadenza imminente, un contratto da rispettare o un investimento ormai compromesso.
La famiglia può trovarsi a pochi giorni dal rogito, con una caparra già versata e il rischio concreto di perdere l’immobile.
L’ente può avere già assunto obblighi economici o organizzativi confidando nelle indicazioni ricevute.
Quando le condizioni cambiano alla fine del percorso, il cliente non è più realmente libero di scegliere. Può soltanto accettare condizioni peggiori, sostenere nuovi costi, cercare una soluzione emergenziale oppure rinunciare all’operazione subendo le conseguenze.
La concorrenza bancaria esiste soltanto quando il cliente dispone del tempo necessario per confrontare offerte diverse.
Una modifica tardiva delle condizioni può negare questa possibilità senza bisogno di vietarla formalmente.
Una delle formule più utilizzate è “salvo delibera”.
È corretto precisare che una valutazione preliminare non equivale all’approvazione definitiva del finanziamento.
Ma questa formula deve essere spiegata in modo chiaro.
Il cliente deve sapere che cosa manca alla delibera, quali verifiche devono ancora essere svolte, quali elementi potrebbero determinare un esito negativo e quali garanzie potrebbero essere richieste.
Soprattutto, deve conoscere i tempi ragionevolmente necessari per arrivare a una erogazione.
“Salvo delibera” non può diventare una formula generica capace di giustificare qualsiasi ritardo, qualsiasi richiesta sopravvenuta e qualsiasi cambiamento delle condizioni.
Non può significare che tutto resta indefinito.
Non può significare che il cliente debba attendere senza scadenze, senza aggiornamenti e senza sapere chi stia effettivamente esaminando la pratica.
Non può significare che una valutazione apparentemente positiva venga mantenuta per mesi, per poi essere stravolta quando ormai non è più possibile rivolgersi altrove.
Se la delibera richiede dieci giorni, trenta giorni o un periodo più lungo, il cliente deve essere informato a monte.
Se non è possibile indicare una data certa, deve almeno essere comunicato un termine stimato serio, insieme alle ragioni di eventuali ritardi.
Se una determinata garanzia è normalmente indispensabile secondo le politiche della banca, deve essere prospettata nella fase iniziale dell’istruttoria.
Se l’operazione richiede una fideiussione, un garante, un’ipoteca aggiuntiva, un pegno, una copertura pubblica o un determinato rapporto tra finanziamento e valore del bene, il cliente deve saperlo prima di assumere impegni e sostenere costi.
Se emergono condizioni ostative rilevanti, queste devono essere comunicate appena individuate.
Naturalmente, durante l’istruttoria possono emergere fatti nuovi che giustifichino richieste ulteriori. In quel caso, però, la banca dovrebbe indicare per iscritto quale nuovo elemento abbia determinato la modifica, perché le condizioni iniziali non siano più sufficienti e quale sia il nuovo termine previsto per la conclusione della pratica.
Non è accettabile che garanzie decisive compaiano soltanto alla fine come condizioni improvvise e non negoziabili, anche se non sopraggiungono nuovi elementi.
Molti passaggi decisivi avvengono attraverso telefonate, colloqui informali, messaggi non ufficiali e rassicurazioni verbali.
In questo modo restano poche tracce di quanto è stato prospettato.
Diventa difficile ricostruire quali documenti fossero stati considerati sufficienti, quali tempi fossero stati indicati, quali condizioni economiche fossero state illustrate e quali aspettative fossero state generate.
Non è possibile affermare che ogni comunicazione verbale sia deliberatamente utilizzata per evitare responsabilità.
È però evidente che l’assenza di comunicazioni scritte finisce per tutelare soprattutto la parte che controlla il procedimento e dispone delle informazioni.
Per questo il cliente non dovrebbe accettare che i passaggi essenziali restino soltanto verbali.
Occorre chiedere conferma scritta:
– della documentazione richiesta;
– dello stato dell’istruttoria;
– dei tempi stimati;
– delle garanzie necessarie;
– delle condizioni economiche prospettate;
– delle eventuali criticità;
– delle richieste sopravvenute;
– dell’esito delle valutazioni preliminari.
Dopo una telefonata importante è opportuno inviare una comunicazione riepilogativa, chiedendo conferma di quanto discusso.
Ciò che non è scritto diventa facilmente contestabile, modificabile o negabile.
La trasparenza bancaria non può limitarsi al tasso, alle commissioni e alle condizioni finali del contratto.
Deve riguardare anche il percorso che conduce alla decisione.
Il cliente dovrebbe conoscere fin dall’inizio:
– le principali fasi dell’istruttoria;
– la documentazione ordinariamente necessaria;
– le garanzie normalmente richieste;
– il significato delle valutazioni preliminari;
– la distinzione tra pre-valutazione, pre-delibera e delibera definitiva;
– i tempi indicativi di ciascuna fase;
– le condizioni che potrebbero modificare importo, tasso o garanzie;
– il referente responsabile dell’aggiornamento della pratica.
Ogni modifica sostanziale dovrebbe essere comunicata e motivata per iscritto.
Ogni integrazione documentale dovrebbe indicare se sospende i termini e quale nuovo termine decorre dalla consegna.
Ogni ritardo significativo dovrebbe essere spiegato.
Il cliente non può essere lasciato in un’attesa indefinita mentre sostiene costi e assume obblighi.
Il tempo bancario non è un tempo neutro.
Ogni ritardo può produrre conseguenze economiche.
Un’impresa può perdere un investimento, una commessa, un contratto, un immobile o un’opportunità commerciale.
Può essere costretta a utilizzare scoperti di conto, finanziamenti più costosi o soluzioni emergenziali.
Può accumulare ritardi nei pagamenti e peggiorare i propri indicatori.
Nella migliore delle ipotesi sostiene maggiori costi.
Nella peggiore entra in tensione finanziaria.
Si crea così un paradosso: il sistema chiamato a valutare il merito creditizio può contribuire, attraverso la durata e l’incertezza dell’istruttoria, a deteriorare proprio la situazione economica sulla quale dovrà poi pronunciarsi.
L’impresa che all’inizio della pratica era in condizioni sostenibili può ritrovarsi, dopo mesi di attesa, in una posizione più fragile.
A quel punto la fragilità prodotta o aggravata dall’attesa può essere utilizzata come motivo per ridurre l’importo, aumentare il costo del credito o negare l’operazione.
La situazione diventa ancora più grave quando il cliente viene invitato a sostenere costi prima di conoscere le reali condizioni dell’operazione.
Perizie, consulenze, spese di istruttoria, mediazioni, progettazioni, adeguamenti societari e documentali possono essere affrontati confidando nelle indicazioni ricevute.
Se restano condizioni essenziali ancora da valutare, il cliente deve esserne informato prima di sostenere tali costi.
La banca o l’intermediario devono distinguere chiaramente ciò che è già stato valutato da ciò che resta subordinato a ulteriori verifiche.
Non è corretto creare l’impressione che manchino soltanto adempimenti formali quando, in realtà, risultano ancora irrisolti elementi decisivi per la concessione del credito.
Queste dinamiche colpiscono anche associazioni, fondazioni e altri Enti del Terzo Settore.
Molti di questi enti sono amministrati da persone che svolgono il proprio incarico gratuitamente, mettendo competenze e tempo al servizio della comunità.
Può accadere che, dopo una lunga istruttoria, venga chiesto agli amministratori di prestare garanzie personali.
La questione deve essere affrontata con prudenza e precisione.
Non ogni garanzia personale richiesta a un amministratore è automaticamente illegittima. La valutazione dipende dalla forma giuridica dell’ente, dalla presenza o meno della personalità giuridica, dallo statuto, dal tipo di obbligazione e dalla posizione di chi ha agito in nome dell’organizzazione.
Ciò non rende però accettabile che la garanzia personale venga presentata soltanto alla fine come unica soluzione possibile.
Prima di chiedere a un volontario di impegnare il proprio patrimonio dovrebbero essere analizzati seriamente:
– la natura giuridica dell’ente;
– la sua autonomia patrimoniale;
– il patrimonio disponibile;
– i flussi derivanti da attività, convenzioni o progetti;
– la sostenibilità economica dell’operazione;
– la presenza di garanzie pubbliche o alternative;
– la possibilità di strutturare il finanziamento in modo coerente con la natura non lucrativa dell’organizzazione.
Una richiesta personale così rilevante deve essere prospettata subito, non dopo mesi.
Scaricare automaticamente sugli amministratori il rischio dell’operazione significa scoraggiare il volontariato, la partecipazione civica e l’assunzione di responsabilità all’interno degli enti.
Lo stesso problema riguarda i mutui immobiliari.
Una famiglia può sottoscrivere una proposta di acquisto, versare una caparra, sostenere spese di mediazione e fissare il rogito sulla base delle interlocuzioni avute con la banca.
Se, a ridosso della scadenza, emergono richieste di nuovi garanti, riduzioni dell’importo, rivalutazioni dell’immobile o modifiche sostanziali delle condizioni, il consumatore si trova in una posizione di estrema debolezza.
Può accettare condizioni peggiori per non perdere la casa e la caparra.
Può tentare di rinviare il rogito, quando il venditore è disponibile.
Può rivolgersi a un’altra banca, sapendo però che una nuova istruttoria richiederà altro tempo.
Anche in questo caso il problema non è il diritto della banca di valutare il finanziamento.
Il problema è l’assenza di chiarezza sui passaggi ancora aperti e sui tempi necessari per arrivare alla decisione definitiva.
La possibilità di confrontare le offerte deve essere reale, non soltanto teorica.
Sharing Lab ritiene necessario introdurre standard più rigorosi, verificabili e uniformi nella gestione delle istruttorie di credito.
Chiediamo che al richiedente venga consegnato, fin dall’avvio della pratica, un documento chiaro contenente:
– l’elenco della documentazione ordinariamente necessaria;
– le principali fasi dell’istruttoria;
– i tempi indicativi di lavorazione;
– le garanzie inizialmente considerate necessarie;
– le condizioni che potrebbero determinare modifiche dell’importo, del tasso o delle garanzie;
– la distinzione tra valutazione preliminare e approvazione definitiva;
– le verifiche ancora pendenti;
– le modalità e la frequenza degli aggiornamenti;
– il referente al quale chiedere informazioni sullo stato della pratica.
Chiediamo inoltre che:
– le richieste sopravvenute siano formulate per iscritto;
– le modifiche sostanziali siano motivate;
– ogni integrazione documentale sia accompagnata da un nuovo termine indicativo;
– i ritardi siano comunicati e spiegati per iscritto;
– le condizioni decisive non vengano introdotte soltanto nella fase finale;
– per gli Enti del Terzo Settore siano valutate soluzioni coerenti con la loro natura giuridica e patrimoniale;
– nei mutui immobiliari siano chiaramente indicati i passaggi ancora necessari prima dell’approvazione definitiva e eventuali garanti necessari siano pattuiti a monte, non a valle.
Non chiediamo che le banche rinuncino alla prudenza.
Non chiediamo che il credito venga concesso senza controlli.
Chiediamo che il potere di decidere venga esercitato con trasparenza, correttezza e responsabilità.
La banca può avere l’ultima parola sulla concessione del finanziamento.
Non dovrebbe avere anche il potere di consumare il tempo del cliente senza limiti, modificare le condizioni alla fine del percorso e trasferire interamente sul richiedente il costo dell’incertezza.
Il diritto di dire no non comprende il diritto di trascinare una pratica fino al momento in cui ogni alternativa diventa impraticabile.
A imprese, famiglie, professionisti ed enti rivolgiamo un invito preciso:
non affidatevi esclusivamente alle rassicurazioni verbali.
Chiedete comunicazioni scritte.
Conservate email, preventivi, documenti, messaggi e richieste di integrazione.
Annotate le date delle telefonate, i nomi degli interlocutori e quanto vi viene comunicato.
Chiedete conferma dei tempi, delle condizioni e delle garanzie.
In caso di modifica, domandate quali nuovi elementi l’abbiano determinata.
Prima di sostenere spese rilevanti, chiedete quali aspetti risultino ancora subordinati a valutazione.
Senza documentazione, anche un comportamento gravemente scorretto può diventare difficile da dimostrare.
Le testimonianze individuali possono far emergere pratiche ricorrenti.
Per questo Sharing Lab intende raccogliere esperienze documentate relative a:
– istruttorie protratte per settimane o mesi;
– garanzie aggiuntive richieste tardivamente;
– condizioni economiche modificate durante il procedimento;
– rassicurazioni verbali successivamente smentite;
– mancanza di aggiornamenti;
– costi sostenuti inutilmente;
– richieste di garanzie personali agli amministratori di Enti del Terzo Settore;
– mutui prima casa compromessi da decisioni o richieste tardive.
Chi ritiene di aver subito un comportamento scorretto può presentare un reclamo scritto all’intermediario e valutare, in presenza dei relativi presupposti, il ricorso agli strumenti di tutela disponibili, tra cui l’Arbitro Bancario Finanziario o un esposto alla Banca d’Italia.
Nei casi più complessi è opportuno rivolgersi a un professionista competente, portando con sé tutta la documentazione raccolta.
Ti sei trovato in una di queste situazioni?
Hai atteso settimane o mesi per una pratica di finanziamento?
Hai ricevuto soltanto alla fine richieste di nuove garanzie, modifiche del tasso, riduzioni dell’importo o condizioni diverse da quelle inizialmente prospettate?
Sei un imprenditore, un professionista, un consumatore, un amministratore di un Ente del Terzo Settore o una famiglia alle prese con un mutuo per la prima casa?
Raccontaci la tua esperienza scrivendo a:
Le segnalazioni ci aiuteranno a comprendere la diffusione del fenomeno, individuare comportamenti ricorrenti e promuovere iniziative di informazione e tutela.
Sei un avvocato o un professionista con esperienza specifica in diritto bancario, credito alle imprese, tutela dei consumatori o responsabilità degli Enti del Terzo Settore e vuoi proporci una collaborazione?
Scrivici a:
Sharing Lab rivolge infine un appello al Parlamento, al Governo, alle autorità di vigilanza e alle istituzioni competenti.
L’accesso al credito non può essere lasciato a procedimenti privi di termini trasparenti e di obblighi informativi adeguati.
È necessario rafforzare gli strumenti di vigilanza sulle modalità di svolgimento delle istruttorie bancarie, non soltanto sulle condizioni economiche dei contratti già conclusi.
Occorre valutare l’introduzione di standard minimi relativi ai tempi, agli aggiornamenti, alla tracciabilità delle comunicazioni e alla motivazione delle richieste sopravvenute.
Devono essere previsti strumenti efficaci per individuare e contrastare pratiche dilatorie, comunicazioni ambigue e modifiche tardive capaci di compromettere la libertà di scelta del cliente.
Particolare attenzione deve essere riservata alle piccole e medie imprese, alle famiglie che acquistano la prima casa e agli Enti del Terzo Settore, che spesso non dispongono della forza contrattuale e delle strutture professionali necessarie per affrontare istruttorie lunghe e opache.
La vigilanza non può limitarsi a verificare che il contratto finale contenga tutte le clausole previste.
Deve poter esaminare anche ciò che avviene prima del contratto: le attese, le rassicurazioni, le richieste progressive, i cambiamenti delle condizioni e il modo in cui il cliente viene condotto fino alla decisione finale.
Perché anche il tempo ha un valore economico.
Anche l’attesa può produrre un danno.
Anche l’incertezza può diventare una forma di squilibrio contrattuale.
Sharing Lab – Ente del Terzo Settore al servizio dei cittadini, delle imprese, degli altri Enti del Terzo Settore e dei consumatori.