Tsunami telematico – L’ineluttabile destino delle Università

Tsunami telematico – L’ineluttabile destino delle Università

Tsunami-telematico–L’inevitabile-destino-delle-Università

In questo articolo parleremo di didattica a distanza: cercheremo di capire meglio cos’è, come funziona e in che modo si differenzia dalla didattica tradizionale. Cercheremo inoltre di comprendere il suo ruolo nelle Università del mondo e, naturalmente, in quelle italiane.

Uno studio congiunto, condotto da Harvard University e MIT di Boston (le prime due Università al mondo) indica l’e-learning quale strumento cardine per la formazione delle future generazioni; soprattutto a causa degli ingenti costi dell’apprendimento in presenza.

Sul podio, per investimenti in direzione della didattica telematica, troviamo Stati Uniti, India e Cina; seguiti da Corea del Sud e Regno Unito (comunque al primo posto in Europa).

Ma come funziona la didattica a distanza e in cosa si differenzia da quella tradizionale?

            Meglio conosciuto come apprendimento a distanza (e-learning), questo metodo d’insegnamento, ha come priorità la centralità dello studente. Nella fattispecie dei corsi universitari, quest’approccio richiede specifici livelli di

  • Multimedialità – fruizione, attraverso qualsiasi dispositivo dotato di accesso ad internet di videolezioni e materiale didattico di vario tipo (slide, dispense, mappe concettuali, test di autovalutazione, immagini, biblioteca e mediateca);
  • Interattività – possibilità d’incontro e confronto con docenti e altri studenti attraverso forum tematici, chat-room, e-mail e altre attività interattive;
  • Adattività – massima personalizzazione e fruizione delle attività, degli insegnamenti e dei programmi, secondo i tempi e i bisogni di ciascuno studente, per garantire migliori livelli di efficienza ed efficacia.

Il 13 luglio 2001, il Consiglio dei ministri dell’istruzione UE suggeriva agli Stati membri investimenti in direzione dell’e-learning, incoraggiati da iniziative e risorse, messe in campo dall’Unione europea: anche il Parlamento europeo riteneva prioritario il settore della didattica a distanza, direzionando gli interventi in ambito universitario.

            Con il Decreto Ministeriale del 17 aprile 2003, furono istituite 11 Università Telematiche riconosciute dal MIUR. Questo D.M. stabiliva i “Criteri e procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza delle Università’ statali e non statali e delle istituzioni universitarie abilitate a rilasciare titoli accademici che hanno identico valore legale di quelli rilasciati ai sensi del decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509”   

Ma com’è strutturata un’Università telematica?

Gli Atenei telematici, sono dotati di piattaforme multimediali, accessibili 24 ore su 24 (tramite pc, smartphone e tablet), che consentono allo studente di gestire in autonomia tutte le attività didattiche. Tuttavia, hanno sedi, docenti e ricercatori vincitori di pubblici concorsi, esattamente come le Università tradizionali.

            Sebbene l’accesso alla didattica e alla segreteria avvenga per via telematica, gli esami e i tirocini si svolgono regolarmente in presenza, come in qualsiasi altra Università. Non è un caso che i primi avventori di queste nuove realtà fossero, in prevalenza, persone con difficoltà a rispettare le rigidità imposte dai corsi tradizionali: a partire dalle lunghe attese in segreteria.

Sono migliaia le testimonianze di persone che, grazie alla didattica a distanza hanno realizzato un sogno che mai (o, al massimo, con non pochi disagi) avrebbero potuto realizzare: lavoratori, genitori con figli, malati di cancro (sotto cura chemioterapica), pazienti in dialisi, persone tetraplegiche e tantissime altre situazioni di questo tipo.

Nonostante le istanze di studenti, ricercatori; le linee guida europee e ministeriali, la maggior parte delle Università pubbliche italiane sono rimaste avulse dall’adozione di una didattica a distanza, lasciando questo compito in prevalenza alle Università private che, negli ultimi anni, hanno registrato un boom clamoroso.

Secondo un rapporto (2017/2018) della Federconsumatori, sui costi degli atenei italiani:

nonostante la diminuzione delle tasse universitarie, gli studenti fuori sede devono sostenere ancora oneri economici proibitivi. I costi oscillano da 7.769,09 euro a 9.644,62 euro annui

Le famiglie degli studenti fuori sede devono farsi carico di affitti sempre più gravosi (anche per un semplice posto letto), utenze, trasporti, cibo e, naturalmente, tasse universitarie e costi per libri e materiale didattico (vedi tabella).

dal rapporto Federconsumatori 2017/2018

Sono sempre più numerose le famiglie che optano per l’iscrizione dei propri figli presso un Ateneo telematico. I costi delle rette annuali si attestano tra i 1.200 e i 3.500 euro, per ciascun anno accademico. Spesso viene offerta alle famiglie la possibilità di rateizzare, senza passare attraverso una finanziaria. Molte di queste Università hanno sedi sparse in tutta la penisola, per lo svolgimento degli esami ed eventuali attività in presenza. In questo modo, gli studenti hanno la possibilità di anticipare il confronto con il mercato del lavoro, senza accontentarsi di lavoretti serali o part-time.

Fino a qualche anno fa era opinione diffusa che le Università telematiche fossero veri e propri laureifici a gettoni. D’altro canto, se indagassimo fra i vari forum studenti, leggeremmo tristi racconti riferiti a ciascuna Università (pubblica o privata, telematica e non): il docente che elargisce buoni voti in cambio di favori sessuali, studenti penalizzati a causa di scaramucce fra professori – relatore assente alla seduta di laurea? Niente lode per il povero studente – E poi ancora, lo strapotere dei “Baroni”, gli abusi, famiglie costrette ad acquistare libri di testo costosissimi, con divieto di fotocopiarli.

Ma è davvero in questi termini che vogliamo parlare delle nostre Università e dei nostri docenti?

Esistono organi, come l’ANVUR, preposti al controllo e alla valutazione di tutte le Università italiane: affidiamo a loro le valutazioni e non alle chiacchiere di corridoio.

            Non tutti lo ricordano, ma il concetto di Università è nato nel 1088 a Bologna, dove un gruppo di studenti iscritti all’Ateneo, si organizzarono in universitates (gruppi locali), che avrebbero selezionato docenti, grazie a raccolte di fondi privati. L’Università di Bologna era dunque libera da qualsiasi forma di potere, (ecclesiastico o pubblico): le facoltà erano laiche e aperte a tutti, non più limitate a studi teologici, sebbene l’accesso fosse ancora limitato all’aristocrazia e al clero. Vigeva una sorta di autogoverno, composto da studenti e insegnanti. Questo modello, fu esportato in tutta Europa e nel resto del mondo occidentale. È per questo motivo che l’Università di Bologna è ancora oggi definita Alma mater studiorum (madre nutrice degli studi).

Ma l’Italia sa ancora come stupire il mondo: durante la tragica emergenza Covid-19, tutte le Università italiane, pubbliche e private, hanno dato prova di grande forza e competenza. In pochissimi giorni i docenti hanno realizzato videolezioni e dirette streaming, suscitando grande interesse e partecipazione, da parte di famiglie e studenti. Anche esami e sedute di laurea continuano a svolgersi online.

La didattica telematica, come abbiamo visto, è una realtà in tutto il mondo e finalmente lo è anche in Italia.

Che senso ha, a questo punto, la distinzione tra Università Telematiche e non?

Se l’articolo è stato di vostro gradimento, v’invito a lasciare un commento qui sotto: mi piacerebbe conoscere la vostra opinione. Potrete anche condividerlo attraverso i vostri canali social, utilizzando i pulsanti alla tua sinistra.

Mantenetevi aggiornati sulle prossime pubblicazioni. Iscrivetevi alla newsletter (cliccando qui).

Autore

  • Classe 1983, Fondatore e di Sharing Lab - Manager di un impianto Sportivo - Consulente e formatore B2B, Social Media, Digital Marketing e Risorse Umane

Tags: , , , ,

Rispondi